Personaggi
venerdì 27 gennaio 2012
MOTORI
Adolfo Bottura, gentleman driver
di Nina Stefenelli

A scuola, quando la maestra chiedeva ai bambini che cosa avrebbero voluto fare da grandi, Adolfo Bottura rispondeva senza esitazione: il pilota. Oggi, che sono passati più di quarant’anni, la risposta è la stessa ma il sogno è diventato realtà. Classe 1962, Bottura ha scoperto la passione per le quattro ruote a un passo da casa grazie al padre, che lo portava con sé sulle curve della Trento Bondone ad ammirare le macchine salire rumorose e colorate lungo le strade dello storico appuntamento trentino. Da ragazzo, le gite per seguire le gare in salita della regione proseguono in compagnia degli amici: Bressanone-Sant’Andrea, Val Martello, Caprino Spiazzi e tutti gli appuntamenti del Triveneto. Ma il giovane pilota trentino non vede l’ora di passare da spettatore a protagonista e così, non appena riesce a mettere da parte un po’ di soldi con il primo lavoro, acquista un kart usato.

La prima gara
All’età di vent’anni la gara d’esordio, nel Kartodromo internazionale di Jesolo, la Pista Azzurra. “Era già un’emozione molto forte. Ai tempi c’erano molte difficoltà perché i soldi da giovane erano pochi, i mezzi scarsi e poco competitivi. Ma l’importante per me era essere in quel mondo, viverlo”. Gli anni passano e Bottura ha la possibilità di migliorarsi grazie all’esperienza acquisita e ai nuovi mezzi a disposizione, sempre più competitivi: un telaio nuovo, l’anno successivo il motore… “Con il tempo miglioravo fino a vincere i campionati regionali, poi alcune gare nazionali. Nel mondo del Karting sono rimasto tanti anni”. È il 1991 quando il pilota di Trento si cimenta per la prima volta con le vetture da corsa, nella Formula Monza 1000 CC del Campionato Cadetti, sul circuito brianzolo. L’esperienza è positiva e l’anno successivo, sempre nello stesso Trofeo, arrivano i primi risultati, incoraggianti, anche se le corse con i kart rimangono comunque una costante. Adolfo Bottura è un pilota che ama sperimentare e studiare, per questo nel ’98 prende parte alla Scuola di Guida Sicura di Andrea De Adamich dove riesce a conseguire la licenza internazionale C per poter gareggiare con vetture oltre i 3000cc. “La scuola è stata un’altra esperienza importantissima per la mia crescita sportiva”.

Grazie, Christian
Il passaggio alle corse in salita avviene relativamente tardi, nel 2007, grazie all’amico e pilota Christian Merli. “Mi ha portato a fare un test con la Osella, che organizzava un campionato con vetture motorizzate Alfa Romeo 2000 dove tutti gareggiavano con la stessa macchina. Quell’anno andò bene: feci cinque gare nel Trofeo Osella Junior”. La realtà delle cronoscalate piace subito a Bottura: da sempre ne ama il contesto ambientale, apprezzando altresì l’aspetto umano di un mondo dove la passione per i motori è ancora palpabile in tutti coloro che ne prendono parte. “Gli eventi si svolgono sempre con un paesaggio molto bello a fare da sfondo: in montagna, sulla strada. Percorsi storici dove hanno gareggiato i campioni del passato. In questo mondo le relazioni personali contano ancora tanto, si incontrano molti amici, si ha un contatto diretto con il pubblico che si dimostra sempre molto coinvolto, gremendo ogni volta le strade e le piazze dei paesi dove trovano spazio i box dei piloti. L’emozione in gara poi è davvero molto viva: la salita è una specialità che richiede molta precisione, una cura attenta dei particolari, conoscenza del tracciato, delle traiettorie, delle condizioni dell’asfalto. Non è solo il momento della gara che ti coinvolge ma tutto il weekend, quando devi provare il percorso e mettere a punto la macchina”.

Salita, che passione!
Un pilota polivalente e autodidatta, partito dai kart, primo amore mai completamente abbandonato, passato per la pista e approdato alle gare in salita, dove Bottura è sempre alla ricerca del risultato migliore, in una continua sfida contro se stesso. “Quando ho iniziato non ho avuto la fortuna di avere la famiglia che mi sosteneva. Non mi hanno mai impedito di correre ma nemmeno supportato economicamente o moralmente, lo vedevano come uno sport pericoloso quindi non mi hanno mai incentivato. Ma io ho sempre conservato la mia passione e sono andato avanti passo dopo passo investendo prima con il kart poi con i corsi e le scuole di guida sicura, cercando di imparare anche dagli altri piloti, chiedendo, andando a vedere e portando sempre con me quel bagaglio di esperienze fatto in giovinezza”. Ma qual è la realtà che preferisce?“Sicuramente la salita mi coinvolge molto di più, specialmente per il contatto umano con i tifosi. Gli abitanti dei paesi sono coinvolti dalla gara e spesso partecipano anche attivamente con il volontariato, affinché il percorso sia perfetto. C’è la possibilità di parlare con i commissari sportivi e le gare sono appuntamenti storici, coma la Trento Bondone: abbiamo la fortuna di avere in casa la più bella e lunga gara in salita d’Europa. Fa parte della storia della nostra città e del nostro monte. Per me è un piacere poter essere presente”.

Gentleman driver
Adolfo Bottura oggi è un imprenditore con la propria attività, che cerca di conciliare il lavoro e la carriera di pilota ritagliandosi sempre uno spazio per lo sport. Atletica, palestra, tennis tavolo. Ogni momento è buono per dedicarsi all’allenamento. “Curo l’aspetto della resistenza con la corsa e la palestra, i riflessi e l’attenzione con il tennis tavolo (faccio parte inoltre del direttivo della società sportiva in cui mi esercito). Per quanto riguarda l’aspetto tecnico invece mi alleno ancora con il kart ad Ala, continuo a seguire corsi di guida, magari su ghiaccio, che mi aiutano a migliorare il controllo della macchina”. Ma non solo. “Leggo libri scritti da piloti per capire la tecnica migliore di guida.” Bottura è così, appassionato e affamato di tutto ciò che può migliorarlo come uomo e come pilota. Un gentleman driver, come ama definirsi lui stesso. “Non ho avuto le possibilità economiche e magari nemmeno il talento per fare il pilota di professione ma la passione che ho è grandissima quindi mi sono sempre impegnato per migliorarmi. Il gentleman driver è un pilota che si è fatto da sé, non giovanissimo, ma che pur non essendo un professionista può gareggiare ad alti livelli perché è preparato, conosce la tecnica, è serio. Magari non vincerà sempre però può partecipare e vivere in un contesto che gli dà tanta soddisfazione”.

Parola d’ordine: non mollare
E se dovesse dare un consiglio ai giovani con la sua stessa passione, che cosa direbbe loro un gentleman driver? “Consiglio di investire su se stessi, anche se non si hanno le possibilità economiche per uno sport così costoso. Di fare tanta teoria, imparare attraverso i corsi delle scuole e della Federazione, apprendere la tecnica attraverso i libri e praticare il Karting che ha ancora costi sostenibili: è il miglior investimento che si possa fare perché è un mezzo che somiglia molto alle vetture, si impara a fare la messa a punto e si gareggia con regole molto simili a quelle che regolano le corse di automobili. È importante inoltre affidarsi a persone serie e competenti e non lasciare che la propria passione venga sfruttata ma impiegare le proprie risorse in modo corretto. In questo sport è sempre difficile emergere perché l’automobilismo in Italia è molto diffuso, è uno degli sport della tradizione con un livello molto alto. Ma non bisogna scoraggiarsi: capire i propri errori, dove si può migliorare, confrontarsi con gli altri e avere pazienza, sono requisiti fondamentali. Se uno si applica i risultati arrivano. Bisogna essere umili e imparare anche ad accettare le sconfitte. Ci sono passati tutti, anche i grandi campioni: Ayrton Senna nelle prime gare sul bagnato veniva doppiato e poi è diventato quello che doppiava gli altri!”.

E Adolfo Bottura, correrà anche lui finché non doppierà gli altri? “Un giorno mi piacerebbe vivere questo sport anche in altre vesti, magari come titolare di una squadra, dove poter trovare la soddisfazione di insegnare. Per ora però voglio continuare a correre: l’emozione che mi dà gareggiare in auto, soprattutto in salita, mi fa vivere in un altro mondo. Vale la pena viverla”.

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