Personaggi
venerdì 1 luglio 2011
MOTORI
Donne e motori: Gabriella Pedroni
di Nina Stefenelli

Gabriella Pedroni ha esordito sui kart da bambina ma ancora oggi, che sono trascorsi ben 21 anni da quando il pilota trentino ha capito che quella e nessun’altra sarebbe stata la sua strada, colpisce l’entusiasmo con cui racconta della sua avventura. A parlare di macchine la sua voce si accende. Laureata in ingegneria e appassionata di motori fin da quando giocava con le barbie (e con le loro auto), ha scoperto le quattro ruote grazie a papà Giuliano, da sempre in testa alla lista dei suoi tifosi, che a soli nove anni l’ha portata a Lonato per assistere a una gara di kart del Campionato Europeo 125. Al volante di un 60, Gabriella ha fatto il suo esordio in pista e da lì non s’è più fermata. “Era il mio mondo”.

Le quattro ruote prima di tutto
Appesi al chiodo gli sci, altra sua grande passione, la giovane trentina ha deciso di abbandonare le piste innevate per dedicarsi completamente a quelle asfaltate, per la gioia di amici e parenti che da una vita ormai la seguono e sostengono in ogni sua impresa. Unica eccezione la mamma, che ancora oggi fatica un po’ ad appoggiare la scelta della figlia minore, ormai votata in pieno alla velocità. La vita di Gabriella è da anni quella di un pilota professionista, che cerca di conciliare al meglio il proprio lavoro con i weekend di gara fuori casa. Durante la settimana in ufficio anche fino a tardi per portarsi avanti con il lavoro e avere il tempo di dedicarsi completamente alle corse dal venerdì alla domenica. Quando gareggia le giornate sono ancora più dure: sveglia all’alba, verso le cinque, per poter provare quando le strade sono ancora libere, concentrazione prima di salire in macchina e poi la domenica si carica tutto e si torna a casa, in attesa della prossima trasferta. Ma guai a descrivere tutto questo come un sacrificio.

Spazio alle donne
“Anche quando i miei amici andavano in giro a ballare per me esistevano solo le gare. È sempre stata una cosa bella, non ho mai sentito di dover rinunciare a qualcosa per correre. Faccio tutto da sola: carico e porto la macchina, non ho nessuno al mio servizio. La cosa che mi piace di più di tutto questo è partire con la mia auto, pensare di essere solo io e lei, ritrovarmi sul campo di gara… è una passione che mi piace coltivare”. Cresciuta in un ambiente dove solitamente sono gli uomini a farla da padroni, Gabriella è riuscita a ritagliarsi nel corso degli anni il suo spazio e vanta un palmares di tutto rispetto. Ma com’è la competizione con i colleghi? “Con le altre ragazze mi trovo bene. Attualmente sono impegnata nel Campionato Europeo e devo dire che le mie avversarie sono tutte molto brave. Sono soprattutto ragazze dell’est, dove la presenza di donne pilota è una cosa normale rispetto a quanto accade in Italia. Quando ho iniziato, l’automobilismo non era ancora uno sport per donne e ricordo ancora un episodio accaduto negli anni Novanta nel corso di una gara al sud. Conclusi al terzo posto, davanti a un ragazzo meridionale, il cui padre non riusciva a capacitarsi del fatto che suo figlio fosse stato battuto da una ragazza. Questa scena si è poi ripetuta altre volte nel corso degli anni anche se, quando poi inizi a far parte del gruppo, anche gli uomini ti trattano alla pari”.

Quando la passione è di famiglia
Da sempre affamata di velocità, Gabry (come viene chiamata da amici e fans) è una donna molto fortunata, come lei stessa si definisce, che quando non è impegnata a correre ama scappare in montagna a fare lunghe camminate e rilassarsi, giocare con il suo cane Ringo e, ovviamente, andare a vedere altre gare! Quelle del fidanzato per esempio, anche lui appassionato di motori e oggi pilota. “Con ottimi risultati... ma per merito mio!”, assicura Gabriella, che del suo Stefano è stata mentore e ora ne è la sostenitrice più accanita. Insomma, le corse sono un affare di famiglia per Gabry, seguita a vista dal padre, dai parenti a casa, dagli amici e, non meno importanti, dai ragazzi del suo Fan club, provenienti da tutta Italia ma anche dall’estero. E a casa, c’è paura per quello che fai? “Un po’ di preoccupazione c’è sempre, ma tutti sanno che in caso di rischio alzo il piede. Per quanto mi riguarda, la paura esiste ma non deve diventare panico perché altrimenti non ti fa ragionare”.

Un dolce pilota
Classe 1981, Gabriella è nata sotto il segno del Capricorno e si descrive come una persona determinata, curiosa e fortunata. E come pilota? “Sono furba, ambiziosa e appassionata”. E a che cosa pensi quando guidi, vinci o perdi? “Beh, quando perdo mi secca proprio tanto. Quando vinco sono contenta ma penso anche agli errori che ho commesso e mi dico che devo migliorare. Mentre guido poi provo talmente tante emozioni che non saprei descrivere cosa sento veramente… Ma so che ogni volta non vedo l’ora di mettermi al volante. Quando schiaccio l’acceleratore mi sento viva”. Oltre alle corse, Gabriella ama lo sport in generale, le piace viaggiare, leggere e… mangiare! Ammette infatti di essere molto golosa di dolci e di non essere mai stata a dieta, anche se non rinuncia a una buona corsa o a una pedalata per mantenersi in allenamento. Gabriella, che una volta girava con una schiera di peluche portafortuna nella propria macchina e che legava sempre i capelli in due lunghe trecce per scaramanzia, oggi è cresciuta e prima della partenza stringe sempre nella mano un angioletto regalatole dalla mamma.

Il futuro, è al volante
E se un giorno fossi tu a ritrovarti alle prese con una figlia che vuole fare il pilota? “Quando si ha una passione si spera ovviamente di tramandarla anche ai figli, ma per me l’importante è che ne abbiano una, qualsiasi essa sia. Se hai una passione la vita è migliore perché fai di tutto per realizzarti e ti dà uno scopo”. Se poi oltre alla passione si riesce a tramandare anche il talento… “Quando correvo i primi tempi nelle cronoscalate una persona mi ha detto che il talento non arriva così, ma ci si nasce. Era un appassionato che ha sempre seguito il mondo dei motori e che ha istituito il Premio Fabio Danti per le giovani promesse delle quattro ruote. L’anno in cui hanno deciso di consegnarlo a me, al Motorshow di Bologna, ho ricevuto anche questo complimento: il più bello della mia carriera”. Inutile quindi chiedere a Gabriella Pedroni che cosa avrebbe fatto nella vita se quel giorno non si fosse messa al volante del suo primo kart… “Sicuramente era questa la mia strada e lo sarà sempre. Per fortuna l’automobilismo non ha età”.

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