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La magia del Rallye San Martino anni ‘70

“Restate a casa! Questa pandemia è sicuramente la prova speciale più pericolosa che abbiamo mai affrontato. Come gareggiare tutta la discesa del Manghen su sterrato e senza freni. Onestamente non avrei mai pensato di vivere un momento così drammatico”. Sono le parole di Sandro Giacomelli, rallysta di Predazzo, che ha esordito come navigatore nei rally proprio a San Martino nel 1977 con l’A 112 Abarth e con al volante Antonio La Forgia, vincendo in Gruppo 1.

Gli anni ‘70
S’andava sul Passo Manghen per vedere da vicino i campioni quali Munari, che aveva esordito nel 1964 come navigatore al fianco di Cavallari, poi Pregliasco, Verini, Vudafieri, Tognana, Kallstrom, Paganelli, Warmbold, Ballestrieri, Pinto, Fassina e Rohrl. Tanto per citarne alcuni e poi sottolineare che la competizione trentina del’77 era valida come mondiale piloti. Non mancavano certamente i nostri come il mitico Giorgio Taufer con la Porsche Carrera sempre tra i big, Attilio Bettega e tantissimi altri. Le vetture? Qualcosa di straordinario: Lancia Fulvia HF, Fiat 124 Abarth, Lancia Stratos, 131 Abarth, Porsche, Opel Kadett, Ascona, Renault Alpine A 110, ma anche Mini e Citroen DS. Migliaia di tifosi affollavano il percorso del rally che s’inerpicava, dopo la speciale di Valstagna, ad Asiago per poi spostarsi a Piancavallo in Friuli.

1964
La prima edizione del rallye risale al 1964. L'idea di organizzare una manifestazione automobilistica con epicentro il Primiero fu di due appassionati: l'avvocato Luigi Stochino e il conte Pietro Bovio, presidente dell'Azienda Autonoma di San Martino di Castrozza. L'intento era quello di prolungare la stagione estiva e allo stesso tempo introdurre una specialità che all'epoca in Italia era quasi inesistente. Il 1963 fu dedicato alla ricerca del percorso. Si narra, tra l’altro, che la prova trentina del Manghen fu scoperta proprio da Luigi Stochino. Lo aveva percorso con sua moglie ed era entusiasta. La sera, a cena, la consorte gli passò un biglietto, dove era scritto: “Ti regalo la speciale del Manghen”. Leggenda? Forse. L'anno dopo il rallye era pronto: il percorso prevedeva 1600 chilometri. Punto di riferimento era San Martino di Castrozza, che per quattro volte era attraversato dalla corsa. Subito dopo la prima edizione, sempre nel 1964, si diede vita a un challenge internazionale, la Mitropa Cup, inizialmente per Italia, Austria e Germania Ovest, e poi estesa anche a Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Cecoslovacchia. La prima edizione del 1965 fu vinta dagli austriaci Romberg-Ferner. Il Rally di San Martino di Castrozza può quindi essere considerato l'antesignano del nuovo rallysmo italiano.

Sul Passo Manghen
“Era l’evento – racconta Sandro Giacomelli - che aspettavamo da tutto l’anno. Le squadre ufficiali arrivavano venti giorni prima e si guardava i piloti con ammirazione. Affrontavano le ricognizioni con le vetture muletto. Molto simili a quelle che avrebbero usato in gara. Poi lo start con il primo passaggio sul Passo in notturna. In cima calava il silenzio per ascoltare il suono dei motori, mentre poi si intravvedevano le sciabolate dei fari che giravano a destra e a sinistra. Infine arrivavano davanti a noi. Momenti magici. Lì in mezzo a tutta quella gente c’erano i futuri piloti che poi hanno gareggiato nel rally”.

Qualche aneddoto
“Il primo passaggio, come detto, era la sera tardi, mentre il secondo poco dopo l’alba. Decidemmo quindi di registrare con il nostro Geloso il passaggio dei big. Le cambiate, accelerate e la discesa. Poi tutti andavano a dormire. In tenda o nelle macchine. Quindi all’una di notte abbiamo fatto ripartire a tutto volume il registratore ed i tifosi sono balzati tutti in piedi. Ci hanno scoperto, risate, brindisi e poi a dormire. Che momenti!”.

Il primo rally di “Pila”
“Tanta passione. Gli equipaggi trentini facevano le ricognizioni tutti assieme. Una sera siamo entrati in un ristorante, dove erano seduti i campioni. Non c’erano tavoli liberi e siamo stati invitati a sedere con loro. Accanto a quei piloti che negli anni precedenti avevamo applaudito. Serate magiche. Vedi, non c’erano i parchi assistenza come adesso, ma dopo ogni prova gli ufficiali trovavano il furgone per fare benzina, cambiare gomme o sostituire qualche pezzo. La gara era lunga con trasferimenti eterni”.

Lo start da San Martino
“Siamo scesi dalla pedana di partenza tra due ali di folla. Era la nostra gara ed avevamo realizzato un sogno. Applausi, incitamenti, mentre noi salutavamo con lo sfarfallio dei fari. Io disponevo d’un braccetto per illuminare il quaderno delle note. Tre giorni di adrenalina, di felicità. Quindi il passaggio sul Manghen. Non ricordo la gente, ma solo che scollinando s’è aperto il cuore. Il paradiso. Fino a ieri ero a lato strada, mentre in quel momento dettavo le note al pilota e sentivo il rumore dei sassi che colpivano la scocca della nostra macchina. Tre giorni di speciali ed infine l’arrivo a San Martino. Un bagno di folla. Eravamo stravolti e salimmo sul palco. Avevamo vinto la nostra Classe con la A 112 Abarth di Gruppo 1, mentre nel Campionato A112 Abarth trionfò l’equipaggio Bettega - Bettega. Non me lo aspettavo. Tanta commozione, davvero”.

!996
Questo il primo rally, poi la sosta per tornare a gareggiare a San Martino nel ’95. “Quell’anno vinse Renato Travaglia con la Clio Maxi, mentre l’anno seguente lo vinsi io, in notturna, assieme a mia moglie Graziella Bolognani con la Renault Maxi. Ho partecipato a ben ventidue edizioni della corsa moderna sino al 2017”.

Autore
Maurizio Frassoni
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